Un commiato laico (o funerale laico) è una cerimonia che accompagna l’addio a una persona cara senza riferimenti religiosi, ma non per questo è un momento “privo di senso”. Al contrario: nasce proprio per dare spazio a ciò che è più difficile da affrontare quando si perde qualcuno - le emozioni, i ricordi, la gratitudine, il valore di una vita che ha intrecciato la nostra.
E’ un modo per fermarsi insieme, per riconoscere ciò che quella persona ha rappresentato, per dirle “grazie” e per custodire ciò che di lei continua a vivere nei gesti, nelle parole, negli affetti delle persone che restano.
Molte persone temono che un funerale senza religione possa risultare freddo, impersonale, “vuoto”. In realtà è esattamente il contrario: un commiato laico è uno spazio pieno, costruito attorno alla vita di chi se ne va.
E’ un’occasione per dire ad alta voce ciò che quella persona è stata: le sue passioni, le sue abitudini, le sue fragilità, i suoi colori. E’ un modo per ricordare una storia, non solo un’assenza.
Esiste perché non tutte le persone si riconoscono in un rito religioso o perché le famiglie sentono il bisogno di un momento più intimo, personale, vicino allo stile di vita e ai valori della persona scomparsa.
Esiste perché, in un tempo di grande dolore, a volte si sente il bisogno di una cerimonia che parli davvero di quella persona; non una celebrazione standard, ma un momento che rispecchi il suo modo di essere, il suo modo di amare, la sua relazione con chi è rimasto.
Esiste perché il dolore ha bisogno di parole e non sempre le parole tradizionali bastano.
Un commiato laico si costruisce attorno all’individualità. Non è un rito “uguale per tutti” ma un momento che si adatta alla storia personale e familiare.
Ciò che lo rende speciale è che non c’è un copione predefinito: c’è una storia unica da raccontare, con rispetto e autenticità.
E’ un'occasione per:
E’ un rito che non cancella la sofferenza ma la accompagna.
In un commiato laico, la parola diventa un ponte. Unisce chi parla e chi ascolta, unisce chi è presente e chi non lo è più.
In assenza di formule prestabilite, è la parola a costruire il rito: una parola pensata, rispettosa, misurata, che non giudica e non impone.
Raccontare non significa riassumere: significa onorare. Significa dare dignità al vissuto, agli incontri, alle scelte, alle contraddizioni che hanno reso quella persona sé stessa.
Un commiato laico non colma il dolore (nessun rito potrebbe farlo) ma crea un ambiente in cui quel dolore può essere espresso, ascoltato e riconosciuto.
In una società che spesso chiede di “andare avanti in fretta”, fermarsi insieme ha un valore enorme. Aiuta a sentire che non si è soli, che la perdita è condivisa, che il ricordo è un patrimonio comune.
Ogni volta che si perde qualcuno, restano molte domande, molte parole non dette. Un commiato laico offre un tempo per dirle, anche solo in silenzio.
E’ un momento per riconoscere ciò che quella persona ha lasciato, ciò che ha insegnato (consapevolmente o meno) e ciò che continua a vivere nelle relazioni che ha costruito.
Non è solo un addio: è un modo per portare con sé ciò che resta, con delicatezza.
In sintesi, un commiato laico è un rito che mette al centro l’essere umano: le sue relazioni, la sua storia, il suo modo di stare al mondo.
E’ sobrio, rispettoso, profondamente autentico. Non pretende di dare risposte assolute: offre uno spazio in cui guardare alla vita di chi se ne va e a quella di chi resta.
In un momento fragile, permette di trovare parole che uniscono, che riconoscono, che accompagnano. Un tempo prezioso per dire addio e, allo stesso tempo, per celebrare ciò che non svanirà.