Il distacco emotivo Perché una celebrante non può e non deve essere emotivamente distaccata

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Disegno di una matita che cancella una lacrima
Il distacco emotivo per una celebrante è molto difficile

La Celebrante Laica è una figura professionale che si occupa di celebrare cerimonie di ogni genere, dai matrimoni ai funerali, passando per i benvenuti e arrivando ai rinnovi delle promesse nuziali e chi più ne ha più ne metta.
La Celebrante Laico-Umanista pone al centro del proprio lavoro le persone, la loro spiritualità e la loro personalità. Per questo motivo, ogni cerimonia viene scritta appositamente per ogni occasione e per ogni persona (o coppia).
Quando si ingaggia una Celebrante (in particolare se si tratta di un commiato), in quanto figura professionale, ci si potrebbe aspettare che, per poter svolgere il proprio lavoro, debba essere emotivamente distaccata (come accade, più o meno, con gli altri fornitori che si occupano di eventi); ebbene, non è così!
Una Celebrante Laico-Umanista, proprio per svolgere al meglio il suo compito, non può e non deve essere distaccata, deve, al contrario, capire e vivere insieme a voi (quindi in prima persona) le emozioni e cogliere i sentimenti che provate per poterli trasporre all’interno della vostra cerimonia, nel modo in cui voi volete trasmetterli e raccontarli.

Se questo può essere relativamente semplice (e a volte non lo è) in occasioni quali matrimoni o benvenuti, eventi per loro natura positivi e lieti, diventa molto più complesso ed emotivamente difficile e logorante nel caso di funerali.
Un matrimonio, per quanto possa essere complesso e stressante, emana sempre e comunque note positive e felici oltre ad essere diluite in una tempistica che, nella maggior parte dei casi, copre diversi mesi. Un funerale vede come protagoniste emozioni e sentimenti molto più cupi e gravosi, stressanti e non facili da gestire, nella maggior parte dei casi concentrati in pochissimi giorni (a volte ore).

La celebrante non incontrerà solo i familiari della persona defunta, ma tramite i loro racconti deve imparare a conoscere la persona stessa in un processo che non può che renderla partecipe del lutto.
Esistono poi casi in cui la Celebrante conosce direttamente la persona per cui dovrà celebrare il commiato, che possono essere malati terminali o, semplicemente, persone che vogliono scegliere come dovrà essere il loro ultimo saluto.

Ma, come sappiamo, l’unica cosa che ci accomuna tutti, davvero, nella vita è la morte; quindi, non deve stupire che alcune persone decidano di organizzare il proprio funerale per tempo, senza aspettare che la morte sia dietro la porta. Questo da modo alla Celebrante di parlare e conoscere direttamente la persona interessata, da il tempo di scrivere con tempi più gestibili e con la possibilità di revisionare gli script. Dal punta di vista lavorativo e di risultato è senz’altro il caso migliore, tuttavia l’impatto emozionale risulta molto maggiore anche per la celebrante stessa, che vivrà pienamente il lutto per la perdita di una persona conosciuta in vita.
L’impossibilità del distaccamento emotivo è uno degli aspetti che rende difficile il mestiere del celebrante ed il motivo principale per cui molti colleghi scelgono di non offrire il servizio di celebrazione di commiati.

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