Le origini della ritualità funebre Dal paleolitico al I millennio A.C.

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Stonehenge
Shot by Hulki Okan Tabak from Pixabay

Le prime culture, di cui si abbia conoscenza, che hanno sviluppato un interesse al mondo della morte con l’elaborazione di cerimonie, arti magiche e rituali di iniziazione, risalgono al Periodo Paleolitico.
I ritrovamenti più antichi in cui si possano riscontrare segni di una sorta di ritualità della morte, risalgono al Neanderthal, quindi al Paleolitico Medio (tra i 200.000 e i 40.000 anni fa).
I corpi erano inumati in una fossa appositamente scavata, deposti rannicchiati in posizione dormiente e accompagnati da strumenti in selce, probabilmente con l’idea che potessero essere usati in un’altra vita. Sono stati rinvenuti, inoltre, parti di animali lasciate in segno di offerta o come scorta di cibo per l’aldilà come anche resti di pollini fossilizzati, probabilmente di fiori adagiati sulla sepoltura.
Talvolta la fossa era ricoperta da una lastra.

Nel periodo del Paleolitico Superiore (tra i 40.000 e i 10.000 anni fa, il tipo umano è il Cro-Magnon), poi, i riti funerari e le pratiche che accompagnano la deposizione divengono più complesse e differenziate.
Gli ornamenti sono costantemente presenti sul corpo del defunto, sempre addobbato da copricapi, collane, cavigliere, bracciali ed amuleti.
La fossa si arricchisce spesso di un letto di ocra ed una sorta di cuscino di pietra per il capo mentre gli elementi di corredo sono sempre di pregiata fattura.
Il Periodo Mesolitico (tra il 10.000 e l’8.000 a.C) vede la nascita di villaggi su palafitte insieme allo sviluppo di un rapporto di carattere magico con gli animali, che diede origine a ritualità particolari. L’uccisione di un essere vivente durante una battuta di caccia, per esempio, costituiva sia una risorsa di cibo per la sopravvivenza che una ferita tra l’uomo e il regno naturale. I rituali, quindi, servivano a rimarginare tale frattura, oltre che a rendere onore allo spirito della creatura.
Nel Periodo Neolitico (tra il 10.000 e il 3.500 a.C.) il pensiero religioso era incentrato sull’adorazione della Terra e del Sole. La prima era vista come Dea Madre, dea della prosperità e della prolificità mentre il Sole, simbolo di luce a calore, aveva il potere di far maturare i frutti.
Questo periodo vede la nascita dei primi villaggi stanziali non palafitticoli e agricoli mentre sorgono le costruzioni delle grandi pietre erette, dette megaliti (l’esempio più conosciuto è Stonehenge, in Gran Bretagna). Le culture megalitiche erano caratterizzate da quattro elementi:

  • Sepolture collettive in luoghi “consacrati”;
  • Lo svolgimento dei riti all’aperto nei luoghi contrassegnati dai megaliti;
  • L’adorazione di una dea della fertilità;
  • La fede nei simboli apotropaici.
La prima metà del II millennio a.C. vede l’ampia diffusione dei metalli e della loro lavorazione.
In questo periodo la forma di sepoltura maggiormente diffusa è l’inumazione in tombe singole, spesso sotto un tumulo circolare, con il corpo accompagnato dalle armi e dalla mobilia posseduta in vita.
A cavalli e suini sono attribuiti forti valori simbolici legati all’”altro mondo” perciò frequentemente sepolti insieme ai loro padroni.
La diffusione degli indoeuropei in Europa portò a nuove caratteristiche culturali e tecnologiche e determinò il graduale abbandono del matriarcato per accettare il patriarcato portato dai nuovi venuti, riducendo quindi i riti per il culto della fertilità (orientati verso la Terra), per passare all’adorazione degli dei solari.
Nel corso del II millennio a.C., la regione a nord delle Alpi, dalla Boemia al Reno, vide apparire nuove culture materiali, con relativi riti funebri e nuove idee religiose.
La sepoltura sotto i tumuli, in auge fino al 1.300 a.C. circa, venne sostituita dalla pratica dell’incinerazione (ad esclusione di capi tribù e guerrieri importanti che continuarono ad essere inumati sotto grandi colline di terra).
Nelle regioni della Boemia e della Lusazia (ex Cecoslovacchia) si cominciò a bruciare i cadaveri, ma è nell’odierna Ungheria che ebbe inizio la Cultura dei Campi di Urne (caratteristica dell’Età del Bronzo, 1.700-800 a.C.).
La cultura dei Campi di Urne prende il nome dalla particolare abitudine di cremare i propri morti e di polverizzarne poi le ossa per seppellirle in urne poste a fior di terra su vaste aree. Questo cambiamento nella pratica di sepoltura implica diverse concezioni sulla vita e la morte degli individui.
Dal 1.250 a.C. fino al 750 a.C. tutto il territorio dell’Europa centrale era occupato dalla Cultura dei Campi di Urne.

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